domenica 29 settembre 2019
Di ritorno dal caffè
Un caffè di domenica pomeriggio, insieme a una delle mie più care amiche. Una donna sicuramente intelligente, di buona cultura e con grandi risorse emotive. Il discorso,, tuttavia, a un certo punto torna a un argomento già affrontato mille volte: non sono soddisfatta di me, non sono felice, non sono tranquilla, vorrei cambiare delle cose. Fin qui nulla di strano; la peculiarità, invece, è “vorrei andare in terapia, ma non so. Vado/non vado? Dove? Di che tipo? È così via con mille dubbi, gli stessi peraltro che ho avuto io stessa nello scegliere sia la scuola di specializzazione che la mia terapeuta. Proprio essendoci passata, l’unica cosa che mi sono sentita in coscienza di consigliarle è “Prova”. Se non è il momento, se non è il terapeuta giusto, se non è l’orientamento giusto o se non ci sono le condizioni viene fuori abbastanza in fretta, ma sono tutte considerazioni che si possono fare solo a ragion veduta, non a priori.
mercoledì 25 settembre 2019
Un percorso di emozioni -1
Non andartene docile in quella buona notte – Dylan Thomas (1951)
Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare quando cade il giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare quando cade il giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.
Benché i saggi sappiano che la tenebra è inevitabile,
visto che dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine,
Non se ne vanno docili in quella buona notte,
visto che dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine,
Non se ne vanno docili in quella buona notte,
Gli onesti, con l’ultima onda, gridando quanto fulgide
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
imparando troppo tardi d’averne afflitto il percorso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.
imparando troppo tardi d’averne afflitto il percorso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.
Gli austeri, in punto di morte, accorgendosi con vista cieca
che gli occhi spenti potevano gioire e brillare come meteore,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
che gli occhi spenti potevano gioire e brillare come meteore,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego,
Condannami o benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.
Condannami o benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.
Cosa ci suggerisce la poesia di Dylan Thomas?
Il testo è estremamente potente, e ognuno di noi ovviamente potrà ritrovarci o meno qualcosa di proprio. Forse una stessa esperienza di lutto, forse un carattere particolarmente assertivo che ci piacerebbe raggiungere, forse lo sforzo disperato di strappare un proprio caro a un lento spegnersi cognitivo ed emotivo. Certo è il fatto che saremo tutti accomunati dalla medesima esperienza, emotiva ed esistenziale; non è un fatto a cui pensiamo tutti i giorni (forse solo Yalom e le correnti esistenzialistiche della psicoterapia hanno posto il tema della morte al centro della propria concettualizzazione clinica e teorica), ma dovremmo imparare a tenerlo a mente. In particolare , a mio avviso, abbandonando il pudore nell'incontro con la terza età, in cui si tendono a tralasciare, talvolta, le emozioni per concentrarsi su un "fare" certo utile e necessario, ma non sufficiente. Questo, per me, significa non lasciare morire la luce, ma mantenerla accesa con la speranza, fino a vederla spegnersi, dolcemente e senza rimpianti.
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