mercoledì 11 dicembre 2019
Inclusione?
In Italia ci si vanta spesso di avere una scuola “inclusiva”, cosa che nella maggior parte dei paesi europei non avviene. Riuscire a riflettere e valutare se tale scelta sia davvero la migliore, per i ragazzi con difficoltà, è quasi impossibile, perché si viene subito tacciati di discriminazione. Ma è davvero così? Il massiccio investimento nel personale educativo e di sostegno non potrebbe essere ottimizzato per garantire a bambini e ragazzi in difficoltà un ambiente idoneo e più attento alle loro esigenze, modalità e tempi di apprendimento? Si riuscirà mai ad avere un confronto sull’argomento che sia sereno è basato sui fatti, senza alcun pregiudizio ne’ in un senso ne’ nell’altro?
lunedì 9 dicembre 2019
Emozioni e sentimenti
“Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”. Verissimo, quindi è vero anche il contrario...non ci si può imporre un’emozione, ne’ è utile negarla ma è possibile “governare” il sentimento, accettandone la perdita e indirizzandolo altrove
Fine di un’amicizia
Un dolore che lascia congelati, specie se arriva repentino. Necessario provare a parlare, chiarire, dare e prendersi tempo ma anche non sbattere la testa al muro, inseguendo chi non vuole esserci più
lunedì 2 dicembre 2019
I lati oscuri della mente
È uscito ormai da un paio di settimane il mio libro (i lati oscuri della mente)....cerco di trovare occasioni di pubblicizzarlo qua e là, social, librerie solite cose insomma.....la realtà è che mi trovo sommersa da una tale quantità di libri che parimenti cercano di farsi conoscere. Ero stata avvertita certo, in Italia ci sono più scrittori che lettori, specialmente per i libri “di psicologia” (anche se non è un libro tecnico, ma ci ho provato lo stesso. La domanda che mi pongo oggi è il perché: perché tutti avvertiamo questa necessita di comunicare, non solo sui social, ma scrivendo? È solo una forma di esibizionismo, un tentativo di riempire un vuoto di affetti e impegni, un tentativo di dare ordine a pensieri ed emozioni? Forse un po’ di tutto e un po’ di niente
martedì 26 novembre 2019
Allergia alla burocrazia
L’ordine degli psicologi della Lombardia è bloccato da mesi per il rinnovo del consiglio; tutto fermo in un’istituzione che dovrebbe essere al servizio degli psicologi e che da noi viene pagata. Siamo all’assurdo. Lavoro in cooperativa: per 12 ore (di numero) settimanali di lavoro a scuola, sono in ballo da circa un mese è ancora non si è effettivamente partiti. Questo perché l’assistenza non fa capo, come dovrebbe, ai singoli istituti ma ai servizi (cooperativa in questo caso) a cui ciascun ragazzo afferisce.....il risultato anche qui è un apparato macchinoso, non efficiente, mortificante per i professionisti e poco utile ai ragazzi.....la burocrazia è il male del paese, ma forse non ci rendiamo neanche conto di quanto blocchi anche le più piccole cose
martedì 12 novembre 2019
Equilibrio
Quanto è difficile trovare un punto di equilibrio tra le proprie necessità/punti di vista e quelli altrui...il rischio è di dover negare parti di sé o ritrovarsi soli....è necessario qualcosa che va ben oltre un atteggiamento assertivo, una profonda convinzione interna di sé che precede e accompagna un’apertura all’altro....talvolta sembra di aver raggiunto un equilibrio, ma è davvero così o abbiamo solo costruito una confort zone?
venerdì 8 novembre 2019
E’ davvero solitudine?
Si parla spesso di quanto sia difficile mantenere i rapporti....la vita è frenetica, gli spostamenti più frequenti di un tempo, persino il lavoro talvolta non offre continuità relazionale. Ok , ma davvero ci sforziamo? Davvero proviamo a mantenere le relazioni, anche a costo di “inseguire” o sentirsi dire no o di rinunciare a qualcosa pur di vedersi? O diamo un po’ per scontato, forse per pigrizia o disillusione che le persone si perdano?
domenica 3 novembre 2019
Troppa o troppo poca psicologia?
A volte l’onnipresenza della psicologia e degli psicologi, il continuo moltiplicarsi di iniziative dell’ordine mi danno profondamente sui nervi. Mi sembra che si tenti di creare una domanda che il mercato evidentemente non produce in modo spontaneo, col risultato (secondo me) di apparire come tuttologi non richiesti.....poi però c’è l’altro lato della medaglia. Come ho già detto in un post persone intelligenti, di buona cultura e anche nella possibilità di farlo, non chiedono ne’ un supporto psicologico ne’ tanto meno una psicoterapia. Manca forse un punto di equilibrio o c’è comunicazione sbagliata tra professionisti(offerta) e clienti (domanda)?
La fatica della terapia
andare in terapia è faticoso....la vita quodiana è complessa e pesa ritagliarsi uno spazio quotidiano. Certo le resistenze esistono, fanno parte del processo terapeutico e vanno affrontate. Ma anche il quotidiano ha un peso. La vita è più difficile oggi inutile negarlo; meno sicurezze è routine sia lavorative che familiari, come si concilia ciò con anni di frequenza regolare è tenuta del setting? Quando è possibile chiedere o dare un adeguamento della frequenza in modo che non si colluda con le difese, ma si sostenga la parte che domanda sinceramente un percorso di terapia?
lunedì 28 ottobre 2019
Libertà
Quando e perché ho iniziato a dire ciò che penso? Non lo so di preciso, certo è importante traguardo. Lasciarsi scivolare un po’ addosso le cose, saper dire no con cortesia e leggerezza, sostenere le proprie argomentazioni ...tanti piccoli passaggi quotidiani che però hanno contrastato quel senso di paralisi e dubbio continuo.....il qui ed ora che preserva il passato e coltiva il futuro
domenica 27 ottobre 2019
Mondo antico o solo vecchio?
Forse dipende dal fatto di essere cresciuta molto con persone più grandi di me; le nonne, i genitori e i racconti dei loro nonni, persino tata e maestra erano diciamo vecchiotte. Quindi volente o nolente sono cresciuta si con uno sguardo rivolto al futuro, ma con una grande consapevolezza del passato. O forse è solo carattere, magari anche un certo disinvestimento affettivo.....chissà. Fatto sta che mi trovo sempre più cinica e distaccata, anzi insofferente per ciò che mi circonda. Dal me too a Greta, tutto mi sembra caricaturale, fenomeni che si susseguono l’uno all’altro per riempiere vuoti di affetti, pensieri, realtà e opportunità. Quello in cui credo, nel lavoro e nella vita, è la responsabilità individuale: non dare lezioni al mondo, ma agisci intorno a te, con chi ti circonda, ogni giorno e con le piccole azioni. “Buoni pensieri, buone parole, buone azioni” forse dovremmo mirare a questo
giovedì 24 ottobre 2019
Un percorso di emozioni - 3
| A SE STESSO (G.Leopardi) |
| Or poserai per sempre, Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo, Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, In noi di cari inganni, Non che la speme, il desiderio è spento. Posa per sempre. Assai Palpitasti. Non val cosa nessuna I moti tuoi, nè di sospiri è degna La terra. Amaro e noia La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. T'acqueta omai. Dispera L'ultima volta. Al gener nostro il fato Non donò che il morire. Omai disprezza Te, la natura, il brutto Poter che, ascoso, a comun danno impera, E l'infinita vanità del tutto. In questa poesia emerge un’emozione con cui ci si confronta con grande fatica: il disprezzo. Quanto è possibile ammettere ( con se stessi, prima ancora che con altri)di provare disprezzo? È possibile utilizzare questa emozione in senso positivo, aprendosi a un confronto vero e non giudicante con parti di se’ ? Certo il lavoro sul disprezzo è duro, ma l’emozione, come sempre, non può e non deve essere censurata |
mercoledì 23 ottobre 2019
Feuerstein -2
Organizzazione di punti (primo strumento): “l’uomo deve mettere ordine in un universo non organizzato, collegando oggetti e eventi in sistemi che hanno un significato” . Credo che questo sia il maggior legame che ho trovato tra il metodo Feuerstein e la psicoterapia. La ricerca del significato, come argine al dolore psichico e come base per la progettualità sul se’
Investire su se’ stessi- parte 2
Una discussione in famiglia ha dato origine a molte riflessioni. Generazione 1 - il lavoro permette di realizzarsi in ciò che è veramente importante (costruire una famiglia) VS generazione 2 - il lavoro è centrale per la realizzazione di sé. A parte la considerazione ovvia (ciò che lavoro e famiglia non si escludono a vicenda) credo che ci si dimentichi un passaggio fondamentale: ognuno di noi fa quel che può. Credo che nessuno a prescindere voglia essere solo, ne’ voglia rimanere disoccupato, forse solo una maggiore comprensione (non autoindulgente) può davvero permettere di sbloccare le situazioni e ricercare un’ autorealizzazione per sua natura personalissima e insindacabile
venerdì 11 ottobre 2019
Investire su sé stessi
Amo tanto il mio lavoro. Studio appassionatamente da 15 anni (giorno più, giorno meno) e spero di continuare a studiare per il resto della mia vita. Ma....si c'è un ma; la psicologia è una professione, come tale deve essere praticata e come tale andrebbe retribuita. Richiede investimenti importanti e stavolta sento di aver investito nel verso giusto. Arriverà a breve il mio sito, un punto di arrivo per quanto fatto finora, del mio fare ed essere psicologa, un punto di partenza (spero) per progetti futuri. Ai pazienti è chiesto un doppio investimento: economico (più o meno importante) ed emotivo. Proprio per questo credo sia importante che un professionista investa parimenti su sé stesso, per essere pronto davvero a tali giuste aspettative. Keep in touch
martedì 8 ottobre 2019
Feuerstein - 1
Presentazione generale
Se in questo blog posso (e voglio) prendermi lo spazio per riflettere sul mio lavoro, oltre ai progetti in corso e ai risultati ottenuti, devo necessariamente parlare delle teorie e dei metodi che guidano il mio lavoro.
Uno di questi è sicuramente il Programma di Arricchimento Strumentale di R.Feuerstein, che integro da diversi anni nella mia pratica di psicologa clinica.
Il metodo nasce per potenziare le strategie di pensiero e apprendimento che ognuno di noi, indipendentamente dall'età e dalla condizione clinica, è chiamato ad adoperare nella vita di tutti i giorni. Infatti il pensiero è intrinseco nella nostra stessa natura umana.
Attraverso compiti di difficoltà progressiva, che permettono di lavorare in modo puntuale su tutte le funzioni cognitive (necessarie nelle fasi di input - elaborazione -output delle informazioni), permette al soggetto di conoscere e potenziare le proprie strategie di apprendimento. Tuttavia, l'esercizio non rimane mai sulla carte; il discente è spinto a calarlo nella propria realtà quotidiana, dotandolo così di un significato e un'utilità assolutamente personali.
Presenterò nel tempo i vari strumenti inclusi nel PAS standard
Se in questo blog posso (e voglio) prendermi lo spazio per riflettere sul mio lavoro, oltre ai progetti in corso e ai risultati ottenuti, devo necessariamente parlare delle teorie e dei metodi che guidano il mio lavoro.
Uno di questi è sicuramente il Programma di Arricchimento Strumentale di R.Feuerstein, che integro da diversi anni nella mia pratica di psicologa clinica.
Il metodo nasce per potenziare le strategie di pensiero e apprendimento che ognuno di noi, indipendentamente dall'età e dalla condizione clinica, è chiamato ad adoperare nella vita di tutti i giorni. Infatti il pensiero è intrinseco nella nostra stessa natura umana.
Attraverso compiti di difficoltà progressiva, che permettono di lavorare in modo puntuale su tutte le funzioni cognitive (necessarie nelle fasi di input - elaborazione -output delle informazioni), permette al soggetto di conoscere e potenziare le proprie strategie di apprendimento. Tuttavia, l'esercizio non rimane mai sulla carte; il discente è spinto a calarlo nella propria realtà quotidiana, dotandolo così di un significato e un'utilità assolutamente personali.
Presenterò nel tempo i vari strumenti inclusi nel PAS standard
giovedì 3 ottobre 2019
Un percorso di emozioni - 2
Posso scrivere i versi più tristi stanotte - Pablo Neruda (1924)
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scrivere, per esempio. “La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza”.
E il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
E il verso scende sull’anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d’averla persa.
Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d’allora, già non siamo gli stessi.
Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l’amo più, è vero, ma forse l’amo ancora.
E’ così breve l’amore e così lungo l’oblio.
E siccome in notti come questa l’ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d’averla persa.
Benché questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.
La tristezza rappresenta l'emozione dominante negli eventi di perdita. Certo è tipica dei lutti, ma contraddistingue anche lo stato d'animo di chi si separa da persone e situazioni di vario tipo. La tristezza più sottile, forse più difficile da metabolizzare, tuttavia, credo sia quella conseguente all'abbandono di scopi prima importanti e significativi. Anche questo rappresenta un "lutto". Per quanto dolorosa, quindi, la tristezza è centrale per il nostro equilibrio psichico ed emotivo; concede di metabolizzare gli eventi e di riorganizzare le proprie risorse. Per tanto, come sempre avviene con le emozioni, non va negata o fuggita con condotte controproducenti, ma accettata e compresa. Solo questo processo, infatti, ci permetterà di utilizzare al meglio questa emozione, senza esserne travolti o bloccati
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scrivere, per esempio. “La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza”.
E il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
E il verso scende sull’anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d’averla persa.
Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d’allora, già non siamo gli stessi.
Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l’amo più, è vero, ma forse l’amo ancora.
E’ così breve l’amore e così lungo l’oblio.
E siccome in notti come questa l’ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d’averla persa.
Benché questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.
La tristezza rappresenta l'emozione dominante negli eventi di perdita. Certo è tipica dei lutti, ma contraddistingue anche lo stato d'animo di chi si separa da persone e situazioni di vario tipo. La tristezza più sottile, forse più difficile da metabolizzare, tuttavia, credo sia quella conseguente all'abbandono di scopi prima importanti e significativi. Anche questo rappresenta un "lutto". Per quanto dolorosa, quindi, la tristezza è centrale per il nostro equilibrio psichico ed emotivo; concede di metabolizzare gli eventi e di riorganizzare le proprie risorse. Per tanto, come sempre avviene con le emozioni, non va negata o fuggita con condotte controproducenti, ma accettata e compresa. Solo questo processo, infatti, ci permetterà di utilizzare al meglio questa emozione, senza esserne travolti o bloccati
martedì 1 ottobre 2019
Accettazione
Di fronte a una perdita improvvisa (di qualunque genere possa essere) si possono innescare reazioni di lutto. Questo comporta emozioni anche molto violente, differenti a seconda dei casi: rabbia, angoscia, tristezza possono presentarsi in varia forma e entità. Tuttavia questo tempo doloroso è necessario, per arrivare a una successiva fase di accettazione, che non comporta mai dimenticare la persona cara, ma elaborarne la memoria per integrarla nella vita quotidiana
domenica 29 settembre 2019
Di ritorno dal caffè
Un caffè di domenica pomeriggio, insieme a una delle mie più care amiche. Una donna sicuramente intelligente, di buona cultura e con grandi risorse emotive. Il discorso,, tuttavia, a un certo punto torna a un argomento già affrontato mille volte: non sono soddisfatta di me, non sono felice, non sono tranquilla, vorrei cambiare delle cose. Fin qui nulla di strano; la peculiarità, invece, è “vorrei andare in terapia, ma non so. Vado/non vado? Dove? Di che tipo? È così via con mille dubbi, gli stessi peraltro che ho avuto io stessa nello scegliere sia la scuola di specializzazione che la mia terapeuta. Proprio essendoci passata, l’unica cosa che mi sono sentita in coscienza di consigliarle è “Prova”. Se non è il momento, se non è il terapeuta giusto, se non è l’orientamento giusto o se non ci sono le condizioni viene fuori abbastanza in fretta, ma sono tutte considerazioni che si possono fare solo a ragion veduta, non a priori.
mercoledì 25 settembre 2019
Un percorso di emozioni -1
Non andartene docile in quella buona notte – Dylan Thomas (1951)
Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare quando cade il giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare quando cade il giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.
Benché i saggi sappiano che la tenebra è inevitabile,
visto che dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine,
Non se ne vanno docili in quella buona notte,
visto che dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine,
Non se ne vanno docili in quella buona notte,
Gli onesti, con l’ultima onda, gridando quanto fulgide
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
imparando troppo tardi d’averne afflitto il percorso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.
imparando troppo tardi d’averne afflitto il percorso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.
Gli austeri, in punto di morte, accorgendosi con vista cieca
che gli occhi spenti potevano gioire e brillare come meteore,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
che gli occhi spenti potevano gioire e brillare come meteore,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego,
Condannami o benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.
Condannami o benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.
Cosa ci suggerisce la poesia di Dylan Thomas?
Il testo è estremamente potente, e ognuno di noi ovviamente potrà ritrovarci o meno qualcosa di proprio. Forse una stessa esperienza di lutto, forse un carattere particolarmente assertivo che ci piacerebbe raggiungere, forse lo sforzo disperato di strappare un proprio caro a un lento spegnersi cognitivo ed emotivo. Certo è il fatto che saremo tutti accomunati dalla medesima esperienza, emotiva ed esistenziale; non è un fatto a cui pensiamo tutti i giorni (forse solo Yalom e le correnti esistenzialistiche della psicoterapia hanno posto il tema della morte al centro della propria concettualizzazione clinica e teorica), ma dovremmo imparare a tenerlo a mente. In particolare , a mio avviso, abbandonando il pudore nell'incontro con la terza età, in cui si tendono a tralasciare, talvolta, le emozioni per concentrarsi su un "fare" certo utile e necessario, ma non sufficiente. Questo, per me, significa non lasciare morire la luce, ma mantenerla accesa con la speranza, fino a vederla spegnersi, dolcemente e senza rimpianti.
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